Linux fa schifo? Ma anche no!!!



Oggi leggendo in rete ho trovato un articolo intitolato “Linux fa Schifo” in cui viene citata una presentazione di Bryan Lunduke in cui l’autore critica linux dicendo che per lui fa schifo.

E’ disponibile anche una traduzione in italiano della presentazione che potete reperire qui.

Riassumendo in breve, nella presentazione si critica principalmente il fatto che linux (inteso più come modello di sviluppo opensource) sarebbe troppo libero e come conseguenza sono nati e nascono continuamente nuovi progetti che fanno sostanzialmente le stesse cose. Tra gli esempi citati ci sono i framework audio, i formatti per i pacchetti, tutto questo crea confusione sia nell’utente nuovo che si trova davanti tantissime distribuzioni e tantissimi programmi e non sa quale scegliere, sia nelle aziende che invece di investire in un prodotto unico devono adattarlo per farlo funzionare in tutti i sistemi operativi. Da questo deriverebbero anche i problemi hardware e la mancanza di videogame per questi OS.

Se da un certo punto di vista ha ragione e anche per me bisognerebbe porre un freno al proliferare di tutte queste distribuzioni lasciando solo quelle più importanti, da un altro punto di vista questa è solo la conseguenza delle libertà che viene concessa dal modello di sviluppo Open Source.

Se all’opposto guardiamo il modello closed source a cui appartiene Windows, ci accorgiamo che il successo è dovuto alla creazione di standard di fatto. Le API principali di Windows sono le stesse dal 1995, ed ancora oggi se abbiamo un programma DOS funziona su Windows 7 anche se non troppo bene, l’interfaccia grafica è rimasta grosso modo la stessa e tante altre cose sono rimaste uguali. Su linux l’unica cosa standard è il terminale.

Il vantaggio di linux però è l’estrema possibilità di personalizzazione, se ho esigenze particolari posso adattarlo alle mie esigenze e posso fare cose che con Windows non si potranno mai fare.

In conclusione le opzioni che ci rimangono sono due:

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  • Di tutte le cose che poteva scrivere ha scritto le più ovvie.
    Se c'è un paradosso nel modello di sviluppo opensource é la disomogeneità con cui gli sviluppatori si spalmano sui progetti, così ci ritroviamo con Firefox che è in overdose di programmatori e progetti, altrettanto validi, come Gimp, che faticano a seguire cicli di sviluppo serrati e regolari per la mancanza di gente.
    E la comunità invoca Photoshop.
    Basta con la solita storia delle millemila distribuzioni e della confusione fra i vari framework per l'audio.
    Una selezione naturale comunque esiste.
    Le distribuzioni maggiori sono 4/5, il resto sono varianti e ri-pacchettizazioni di cose che esistono già, la cui incidenza in termini di uso è pressochè nulla. L'utente che vuole cambiare installerà Fedora, Suse, Mandriva o Ubuntu difficilmente si rivolgerà a Slackware o Ark.
  • ovviamente chi ha scritto tutto ciò non ha mai letto i principi base che reggono Gnu/Linux, chi sta su Linux non lo fa per creare o avere un OS che si adatti a tutto o a tutti ma lo crea e lo sviluppa per adattarsi alle SUE esigenze e non alle esigenze degli altri.

    Quindi il modello di bussiness dei sistemi closed è inadatto per quelli open, e l'utenza moderna di linux che proviene sempre da modelli closed si trova male per questo perché non vuole cambiare il suo modo di vedere e di pensare.
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